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Terre d'ascolto

La qualità della nostra Vita è la qualità delle nostre relazioni, a cominciare da quella con sè.

Un luogo non luogo dove ascoltare, trovare, creare, confrontare, guardare, riflettere sul cammino straordinario che è la Vita.
Per ascoltarsi, crearsi, confrontarsi, guardarsi, riflettersi.
Per Amare ciò che è. Adesso. Incondizionatamente.

La paura e l’amore

su Carlo Posted on 25 Apr, 2014 21:41:06

La paura e l’amore

Navigare nel buio
Mare in tempesta
Paura che ottenebra
Paura che nuoce
Paura che trema
Paura di morte
Non vedi la fine
La fine come unico fine
Solo, nell’oscurità
Come sono quì?
Fuggitivo, errante, non trovo, non vedo.
Un raggio di luce basta a fare scomparire il buio
Tutto è dono
La Vita, il respiro, una goccia d’acqua.
Un gesto d’Amore.



25 Gennaio 2013

su Carlo Posted on 25 Apr, 2014 21:28:27

Un anno è trascorso da quel 25 gennaio in cui per la prima volta entrai in
quella stanza piena di macchine, tubi, aghi e… persone.

Le luci sono fioche, tipiche del neon, i muri sono dipinti con un colore
avorio e le narici sono colpite dall’odore tipico di un locale pitturato di
fresco mescolato a quello che, per me, è ormai diventato un profumo, quello dei
disinfettanti caratteristici dei reparti.

La gentile ragazza, mi disse “quella è la tua”. La macchina è nuovissima, mi colpisce subito
l’alto livello tecnologico, un display con tanti colori mostra le varie
funzioni con diagrammi di varie dimensioni. Alcuni suoni escono dai vari
apparecchi, “bip, bip, bip” non fastidiosi, fanno da sottofondo e non
disturbano le persone “attaccate”, nel “nostro” gergo, che a prima vista sembrano riposare, qualcuno
legge, ascolta musica, guarda la TV. Altri hanno il volto sofferente, lo
sguardo perso nel vuoto, inaccettabile questa loro realtà.

Ero come un pulcino appena uscito dal guscio, tremante, impaurito e anche
un pò curioso.

La mia rinascita.

Già, sono una di quelle fortunate persone che hanno avuto l’opportunità di
avere una seconda vita.

La prima mi ha lasciato una eredità pesante della quale sono responsabile,
come un esploratore dilettante senza meta è responsabile della scelta di
percorrere strade sbagliate piene di trappole, in molte delle quali si infila
da solo per poi scoprire le ferite che lasciano.

Vagando nella nebbia seguendo indicazioni suggerite da tante persone e con
uno zaino sempre più pesante di cui non mi ero accorto in quanto indossato
dalla nascita, ho cominciato a trovare delle mappe che indicavano percorsi e
tappe in luoghi di ristoro diversi e attraenti. Un giorno un uomo sui 50 anni,
lunghi capelli e barba grigi, mi disse “togli lo zaino, ti riposerai
meglio”, risposi “quale zaino?”, ricordando il simpatico Igor di
Frankenstein Junior “Gobba? Quale gobba”. Mi accorsi che era pieno di
sassi, alcuni enormi, però quello zaino mi dava sicurezza, era parte di me e
abbandonarlo sembrava costare più fatica che tenerlo. Dopo ogni tappa, nella
quale incontravo persone che mi aiutavano ad alleggerire il peso, riprendevo il cammino. A volte lentamente
altre più veloce. La meta diveniva sempre più definita anche se la nebbia era
sempre presente.

Un giorno ho sbattuto contro la porta di un luogo che all’inizio mi è parso
l’inferno dantesco. Persone che soffrono intorno a me, spazi chiusi,
apparentemente soffocanti. Cosa faccio quì? Come ci sono capitato? Paura,
stordimento. Quegli odori forti, pungenti, quei gesti che invadono l’intimità,
che restano impressi nella mente e nel cuore e fanno capire quanto un essere
umano possa essere fragile quando le forze lo abbandonano e non può essere
autosufficiente.

Sono comparse altre persone, vestite di bianco, come Cherubini, che mi
hanno detto “è un momento difficile per te, la tua Vita è in pericolo,
affidati a noi che vogliamo aiutarti e… soprattutto a te stesso”. Faccio
fatica a capire, toppo spaventato.

Una delle tante notti insonni circondato dai fantasmi della paura della
morte, mi sovvengono le parole di una grande Maestra, Angela, che mi disse
“fai del limite un’opportunità, questa è la risorsa”. Come se avessi
acceso la luce in una stanza buia. Cominciai a vedere che quella era la Mia realtà e comunque fosse erano
momenti di Vita da vivere appieno.

La sofferenza si può: rifiutare, e allora rabbia, frustrazione, colpe e
sensi di colpa che la alimentano ulteriormente, oppure si può accogliere,
ognuno trova il suo modo, e allora può diventare un dono per sè e per l’altro e
portare sollievo.

Comprendere che per la legge dei grandi numeri, siamo 8 miliardi sulla
terra, a qualcuno capita; per me, è stato comprendere che quanto stava
accadendo era una straordinaria occasione che l’Universo, il Creatore, Dio,
chissà, mi dava per comprendere su quale pessima strada ero, ovvero quella che
andava contro di me, contro ciò che sentivo e la percorrevo da troppo tempo. Un’opportunità
di riflessione, per entrare in contatto con le parti più profonde di sè, per
affrontare la paura e scoprire che è solo un paravento che nasconde altro, spesso dietro c’è un piccolo bambino
spaventato che vuole essere visto, amato, riconosciuto e comprendo che diventa
sereno quando amo, vedo, riconosco. Scopro cosa significa avere fede, ovvero
affidarsi; cosa significa religione, ovvero regole che legano se usate per ego;
scopro cosa significa spiritualità, tutto quello che è intorno a me è
spiritualità, un fiore che germoglia, una persona che fa un sorriso, il sole
che spunta ogni mattina, le stelle nel cielo.

Mi accorsi di avere un altro Angelo accanto a me che vegliava e che per 47
anni non avevo visto, la Mamma. Già, proprio colei che per lungo tempo avevo
ritenuto responsabile del mio disagio, è la persona che era lì nel momento più
difficile con tutto ciò che poteva darmi, il suo Amore. Cominciamo a parlare e
ad ascoltarci l’un l’altra, cosa mai fatta prima. Scopriamo, in passaggi anche
durissimi, di vedere la vita in modo diverso e che il nostro legame è
indissolubile, proprio nella condivisione di questa difficoltà. Anche Papà è
con me, con la sua Anima e mi dona, da lassù tutto il suo sostegno e la sua
grande forza, come a chiedermi un perdono, già concesso, per le difficoltà che
mi ha dato quaggiù con quella bottiglia.

E allora…e allora, accadono dei miracoli: una donna si lamenta 24 ore su 24
a causa di una gamba in cancrena causata dal diabete, nulla la calma, neppure
la morfina. Le sue grida ti entrano nelle orecchie, nel cervello e soprattutto
nel cuore. Ho chiesto “in alto”, cosa potessi fare. La risposta è arrivata: mi
avvicino alla stanza, vedo nel letto una donna sulla sessantina, molto robusta,
il volto e il corpo segnati dalla sofferenza, lo sguardo è perso, gli
antidolorofici la stordiscono e le fanno perdere il senso della realtà. Vicino
al letto incrocio lo sguardo rassegnato della figlia, sempre presente. Osservo
la donna sdraiata, cerco di sentire il suo respiro, per un istante imito il suo
sguardo, la mossa della sua bocca e sento, come un colpo allo stomaco, tutta la
sua sofferenza.

La signora mi guarda, lentamente con una mano stringo la sua, le passo l’altra tra i capelli e le porgo un
sorriso di comprensione e, credo, Amore. Ecco il secondo miracolo, per qualche
secondo la donna mi sorride.

Il primo miracolo, è la trasformazione di quest’uomo (uomo è una parola
molto grossa…). Avere capito e compreso
che il rapporto con l’altro è possibile solo se prima c’è il rapporto con
me. Anni trascorsi alla ricerca
inconsapevole di soddisfare quel bisogno di essere amato, visto,
riconosciuto, cercando di aderire al
modello di riferimento che mi ha portato ad allontanarmi sempre più da me
stesso, “fare la vita di un altro” e ora, appunto, capire e comprendere che nel
momento in cui mi sono concesso di accettare ciò che sono “adesso”, vivermi, quel bisogno veniva soddisfatto
perché mi amo, mi vedo mi riconosco, amo, vedo e riconosco, e allora, e allora,
sono amato, visto, riconosciuto. Questo permette anche di vedere l’altro per
ciò che è adesso, un essere umano come me con luce e ombra, con la sua storia
che lo porta ad essere ciò che è adesso. Esattamente come me. Questo permette
il vero incontro su una ltro piano, a me sino ad ora, sconosciuto.

Dopo qualche giorno, una infermiera entra e mi dice: “Carlo, sento che sei
una persona sensibile, vorrei chiederti un favore. Nella stanza a fianco c’è
una ragazza che si chiama Carmen è in una situazione complicata, ha fatto un
doppio trapianto, e domani deve fare lo stesso esame antipatico che hai fatto
tu ieri, ed è spaventatissima. Potresti andare a parlarle?” Nella camera trovo
una ragazza sui 40 anni, piccola di statura, occhi intimoriti che sta tentando
faticosamente di mangiare qualcosa. Ci presentiamo e raccontiamo le nostre
storie. Mi siedo a fianco a lei, istintivamente assumo la sua stessa posizione
sulla sedia e noto dai movimenti delle spalle e dall’espressione del viso, che
la tensione si è un pochino sciolta.
Osservo gli occhi spalancati, la respirazione in affanno con la quale mi
sintonizzo, la gamba incrociata che si muove insistentemente, entrando in
sintonia capisco che ha bisogno di sfogarsi.
La ascolto con attenzione e più cerco di entrare nel suo respiro,
restando nella postura simile alla sua, più sento il suo stato di agitazione.
Dopo qualche minuto la parola rallenta e il respiro è meno affannoso. Mi ringrazia per l’ascolto e chiede informazioni. Con molta calma le spiego
come si svolge l’esame tecnicamente e come lo ho vissuto emotivamente, si
tratta del prelievo del midollo e dell’osso dalla cresta iliaca, alla fine mi
dice essersi tranquillizzata. La mattina successiva la aspetto davanti alla sua
porta, mi dice “Grazie Carlo, è andato tutto bene e ho sentito che eri con me,
che pregavi per me”. Da quel giorno ci incontravamo quasi tutte le sere per una
breve e intensa chiacchierata. Ho conosciuto suo marito, ci siamo scambiati le
sensazioni, le paure, i progetti per il nostro futuro, mi ha raccontato del suo
gatto. Carmen, non ce l’ha fatta. Alla
notizia, ho sentito il cuore che si lacerava e ho cominciato un pianto
ininterrotto di dispiacere e paura.

Le ferite degli ostacoli lungo il cammino fatto, sono profonde e difficili
da rimarginare, l’organismo ne ha risentito. Dopo 90 lunghi giorni, durante i
quali il corpo è stato profanato, a fin di bene, comunque lasciando segni
indelebili nello spirito, uno dei miei angeli custodi mi disse “così non
puoi andare avanti, troppo difficile, da domani la tua vita sarà legata a una
macchina a giorni alterni”.

La mente era leggera, scoppiai in un pianto liberatorio, di gioia. Vidi che
la Vita non era finita, ricominciava. Certo quel bimbo era spaventato, l’ho
preso per mano e gli ho detto “tu sei piccolo ed è giusto che hai paura,
non preoccuparti, ora ci sono io che sono adulto, forte e ti accompagno,
entriamo insieme in quella stanza, tutto andrà bene”. Così è stato. Dopo
circa 4 ore, la gentile signorina mi disse, togliendomi i due grossi aghi
“stacchiamo, sei stato bravissimo, tutto bene, ci vediamo
dopodomani”.

Da allora la mia vita è ricominciata con una diversa consapevolezza, e ha
percorso nuove e meravigliose strade, incontrato splendide persone, perchè
tutte le persone lo sono;

come me, ogni essere umano ha qualità bellissime e lati ombra, sta solo a
me quale voglio vedere, a cominciare da me stesso.

Non era nebbia quella che mi offuscava la strada, erano occhiali scuri. Ora
c’è ogni giorno il sole.

(Grazie a Gabriella e Antonio che mi hanno donato la vita e tutto l’Amore che hanno potuto.

Grazie a tutti coloro che lungo la strada mi hanno accompagnato e dato le
giuste indicazioni, in ordine sparso: Marco, Paola, Furio, Luca, Mauro, Angela,
Valentina, Raffaella e Michael, Frate Giovanni, Gesù, Yogananda, Raimond
Panikkar, Krishnamurti.)

Grazie a voi che avete avuto la benevolenza di leggermi.

Ora accendo la mia moto e parto verso la Vita.



Carmen…

su Carlo Posted on 25 Apr, 2014 21:12:03

L’aria fresca sul viso lungo quella strada “su quel ramo del lago” percorsa mille volte, oggi aveva un profumo diverso. La velocità è quella giusta che permette di sentire il motore, la musica nelle cuffiette dentro il casco. Lo specchio d’acqua è solo leggermente increspato dalla Breva, il cielo con qualche nuvola scura che spezza l’azzurro. Non incontro nessuno, l’atmosfera quasi irreale confrontata con il caos cittadino. Le esperienze vissute nel recente difficile periodo, quando la sola parola “futuro” appariva senza significato, fanno vivere queste emozioni intensamente come non mai riempiendo loro di un nuovo significato. Abbiamo condiviso le sofferenze e le piccole gioie quotidiane della degenza, ci siamo aiutati a vicenda nelle difficoltà e scoperto, nelle nostre chiacchierate, qualcosa di noi. Hai scelto di andartene da questa Terra, soffrivi troppo, ora, da lassù, vivi la tua serenità e, spero, che questo sia il pensiero anche di tuo marito e del gatto che amavi tanto. Cara Carmen, voglio dedicarti questo momento e viverlo anche per te.



Pensieri negativi contromano

Riflessioni Posted on 25 Apr, 2014 21:10:07

Questa mattina in bicicletta riflettevo che i pensieri negativi nella vita sono come il vento contrario mentre si pedala. La differenza è che per il vento non possiamo fare nulla.



Tornare a vivere? Tornare?

su Carlo Posted on 25 Apr, 2014 21:07:35

Il bagaglio è stato preparato la sera prima, solo poche cose dell’ultimo minuto da mettere via. Parto con comodo, verso le 9,30. Percorro le strade che attraversano la Lomellina, in mezzo alle risaie, i pochi raggi di sole fanno brillare di verde smeraldo i germogli delle giovani pianticelle immerse nell’acqua che presto renderanno i preziosi chicci. Attraverso le dolci colline del Monferrato che mi portano ad Alba dove mi incontro con Paola e conosco il suo compagno, che mi offrono un gustoso pranzo. La dolcezza del gattino Chico appena arrivato con i suoi 30gg e abbandonato o perso dalla mamma, ora accolto da questa coppia, riempie la bella casa di tenerezza. Le chiacchiere con la cara Amica, sempre piene di ricchezza, per le quali sento una immensa riconoscenza, ci portano alla metà del pomeriggio quando, verso le 17, riprendo la mia strada. Lungo la via verso le montagne, incontro casualmente una coppia di amici e facciamo due parole. Verso le 19,30 sono sul Col di Tenda e scendo sulla valle del Roya. Un paesaggio incantevole, l’aria è fresca sul viso e i profumi di tigli, sambuco, gelsomino, stimolano le narici con piacevoli sensazioni. L’ora tarda mi fa decidere per montare la tenda in un piacevole campeggio nel paese, guarda cado, dal nome Tende. È un luogo molto piacevole, poche case, un’atmosfera vagamente retrò. I turisti di passaggio e gli escursionisti che scoprono i percorsi di questa che è chiamata la Valle delle Meraviglie, danno vita ai pochi locali e sembra già vacanza. Mangio qualcosa e la stanchezza della giornata mi porta nel sacco a pelo verso le 21,45. Come solito, i primi raggi di sole mi svegliano e alle 6,30 sono sul percorso che mi porta verso Ventimiglia dove imbocco la bella Basse Corniche attraversando Mentone, Montecarlo, Cap d’Ail, Eze e arrivo a Nizza. Troppo traffico a causa delle strade chiuse per il passaggio del Tour de France ciclistico. Piccolo pezzo di autostrada e verso le 9 sono a Cannes dove faccio colazione sul mare. La bellezza delle rocce rosse colpite dal sole del massiccio dell’Esterel con la strada costiera a ridosso di un mare blu meraviglioso, mi fanno ringraziare il Divino per vivere questa esperienza. Mi tuffo nell’acqua da una piccola caletta che conosco nei pressi di Agay, quando sono asciutto riprendo la strada. Gusto un pranzo frugale dopo avere percorso la N7 che attraversa il massiccio dall’interno. Una strada totalmente immersa nel verde dei pini marittimi che arricchiscono queste brulle rocce dal colore granato. Raggiungo a Mentone la strada bellissima che porta a Sospel, altra perla della zona montuosa intorno alla valle del Roya. Verso le 18,30 sono sul Col di Tenda e riprendo verso casa dove arrivo verso le 21. Andatura sempre tranquilla per godere appieno del viaggio, casco aperto per ricevere e donare. Non ho neppure contato i km, il piacere di questo primo giro “serio” in questa stagione per me così diversa, di ritorno alla Vita, mi ha fatto apparire queste strade percorse mille volte, con una luce del tutto nuova, colori, profumi, emozioni intense come solo la Vita vissuta appieno ci dona. Questa è una delle esperienze che recentemente mi hanno portato a comprendere il Divino, dentro e fuori.



Il Piave mormorò…

su Carlo Posted on 25 Apr, 2014 21:01:13

L’aria della mattina presto è frizzante, un poco di umidità, il panorama circostante mi fa venire un brivido: le montagne velate da poche nubi, i primi raggi di sole chiedono permesso e aprono il cielo. Una stradina sterrata costeggia il fiume Piave, palcoscenico di epiche battaglie in tempi lontani, ma non troppo, per ricordare che quì molti uomini hanno perso la Vita per la nostra libertà, che troppo spesso dimentichiamo come bene scontato. L’acqua è fresca, la tocco e sento l’energia dello scorrere leggiadro. Proseguo immerso nel verde di un bosco che disseta le radici nel fiume. La strada sulla quale mi immetto è splendida, scavata nella valle tra i monti. Il vento muove i rami e le foglie creando una musica che dona emozioni. I piccoli paesi di poche case ricordano alla mente la bellezza e atmosfera di un presepe estivo. Visito un piccolo castello, una sorgente intitolata al Santo Pellegrino per eccellenza, Giacomo. Rientro percorrendo la riva opposta della bella valle. Il pensiero inevitabilmente va a quei mesi trascorsi in un letto con un futuro incerto. Il Cielo, i medici, la macchina, mi hanno ridato Vita e posso solo ringraziare. Nella piccola casa di montagna, parcheggio la mia bici dopo questi 50 chilometri di pura gioia di Vivere.



Perdonare

Riflessioni Posted on 25 Apr, 2014 20:54:07

La meraviglia dell’Essere Umano sta nello scoprire la sua infinita capacità di Amare. Può bastare uno sguardo, un sorriso, una parola, il silenzio e le sofferenze del passato vengono spazzate come un cancellino pulisce la lavagna del cuore. L’esperienza del Perdono è il contatto col divino. Grazie. Grazie. Grazie.



Integrità

Riflessioni Posted on 25 Apr, 2014 20:50:34

Per essere integri è necessario comprendere che siamo frammentati; ascoltare e accogliere con benevolenza le singole parti porta verso la democrazia che è unione verso l’obiettivo, vivere nella gioia e nella felicità. Quando non siamo gioiosi e felici c’è un conflitto di parti interne, quindi non c’è integrità.



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