Sento tenerezza, commozione e anche stupore per l’abnegazione, la costanza, l’impegno che mettiamo, sapendo di desiderare un materasso, quando incontriamo un muro, continuiamo a sbatterci la testa contro dicendogli “Sei un materasso, sei un materasso, possibile che non vedi che sei un materasso? Tu non lo sai, ma sei un materasso e mi ami”. Quello è un muro, e ci guarda con un punto di domanda stampato in fronte. Se va bene, per farci contenti, ci dice “eh, sì, avrei voluto essere un materasso…”, e resta sempre un muro. Quanto male siamo disposti a farci?